Quando un campionamento rivela una contaminazione da Legionella spp. sopra la soglia di allerta, o quando un impianto idrico è rimasto inattivo per settimane, il responsabile deve attivare una procedura di bonifica dell'impianto. Le due tecniche principali riconosciute dalle linee guida 2015 e dalla letteratura tecnica sono l'iperclorazione shock (chimica) e la disinfezione termica (fisica). Questa guida descrive entrambe in dettaglio operativo.
Quando è necessaria la bonifica dell'impianto
Le linee guida 2015 indicano le soglie che richiedono intervento correttivo immediato, differenziate per tipologia di struttura e vulnerabilità degli utenti. La bonifica dell'impianto è indicata nelle seguenti situazioni.
- Positività confermata ≥1000 cfu/L in strutture ad alto rischio (RSA, ospedali, strutture per immunocompromessi).
- Positività confermata ≥10.000 cfu/L in strutture a rischio medio (hotel, palestre, condomini).
- Positività in qualsiasi concentrazione se associata a caso clinico sospetto nella struttura.
- Riapertura stagionale di strutture chiuse per più di 2-4 settimane.
- Interventi impiantistici significativi (sostituzione bollitore, rifacimento rete, nuovi tratti).
- Campionamento post-intervento ancora positivo dopo le prime misure correttive.
Iperclorazione shock: procedura operativa
L'iperclorazione shock consiste nell'introdurre nell'impianto idrico una concentrazione di cloro molto superiore a quella di distribuzione normale, mantenendola per un tempo definito (contatto) e poi flussando la rete fino al raggiungimento di un livello residuo accettabile. Il principio attivo può essere ipoclorito di sodio (candeggina), biossido di cloro o clorammine, a seconda dell'impianto e del gestore.
Isolamento dell'impianto e comunicazione
Chiudere l'erogazione agli utenti finali. Avvisare tutti gli occupanti e posizionare cartelli di divieto d'uso su tutti i rubinetti. Negli impianti con serbatoio, svuotarlo parzialmente per permettere la miscelazione del disinfettante. Chiudere le valvole di bypass se presenti.
Calcolo e preparazione della soluzione
La concentrazione target varia per tipologia di intervento: per la bonifica dell'intera rete si utilizza tipicamente cloro libero a 20-50 mg/L (ppm) nel punto di immissione. Per strutture sensibili o impianti con materiali non compatibili con alte concentrazioni di cloro (rame, certi elastomeri), consultare il tecnico prima di procedere. Preparare la soluzione partendo dalla concentrazione nota dell'ipoclorito commerciale (tipicamente 10-15% di cloro attivo).
Immissione del disinfettante
Immettere la soluzione al punto di ingresso dell'impianto (post-contatore, pre-bollitore) tramite pompa dosatrice o diretta in serbatoio. Avviare la circolazione nell'impianto. Aprire progressivamente i punti d'uso più lontani verificando con cartine al cloro o cloro-metro portatile che la concentrazione target raggiunga i punti terminali prima di chiuderli.
Tempo di contatto
Mantenere la concentrazione target per almeno 1-2 ore nell'intera rete. Il tempo minimo dipende dalla concentrazione: a 20 ppm, 2 ore; a 50 ppm, può bastare 1 ora. Durante il tempo di contatto, verificare periodicamente la concentrazione residua in più punti con cloro-metro o cartine.
Flussaggio finale
Al termine del tempo di contatto, aprire tutti i punti d'uso sistematicamente (partendo dal più vicino alla centrale, procedendo verso le estremità) e flussare fino a che il cloro residuo scende sotto 0,5-1 mg/L (il livello compatibile con l'uso normale). Questo flussaggio può richiedere ore: non affrettarlo. L'acqua di scarico non va versata a terra libera: va smaltita in rete fognaria.
Disinfezione termica (flush termico): procedura operativa
La disinfezione termica sfrutta la sensibilità di Legionella spp. alle alte temperature: il batterio muore rapidamente sopra 60 °C e viene eliminato in pochi minuti a 70-80 °C. L'obiettivo è portare l'acqua a ≥70 °C in ogni punto dell'impianto, compresi i rami periferici e i punti d'uso finali, per un tempo sufficiente. È un intervento fisico, senza biocidi, preferibile quando l'impianto non è compatibile con alti dosaggi di cloro.
Portare la centrale termica al massimo
Aumentare la temperatura del bollitore o della centrale ACS a 70-80 °C. Verificare che il sistema di ricircolo sia attivo e che la mandata raggiunga questa temperatura. Attendere che la temperatura si stabilizzi prima di procedere. Non aprire ancora i punti d'uso.
Flussaggio sistematico dei punti d'uso
Aprire ogni rubinetto e doccia con acqua calda al massimo flusso per almeno 30 minuti dopo che la temperatura all'erogazione ha raggiunto ≥70 °C. Misurare la temperatura all'uscita con termometro a contatto. Procedere punto per punto, iniziando dal ramo principale e progressivamente verso le estremità. Non accelerare il processo aprendo troppi punti contemporaneamente: diluisce il calore.
Attenzione al rischio scottature
L'acqua a 70-80 °C causa scottature gravi in pochi secondi. L'operatore deve indossare guanti in gomma spessi, manicotto protettivo e occhiali. I miscelatori termostatici devono essere bypassati o impostati al massimo: se non bypassabili, la temperatura al punto d'uso sarà limitata dal miscelatore e l'efficacia della disinfezione termica su quei punti sarà ridotta.
Gestione dei miscelatori e dei dispositivi antiustione
I miscelatori termostatici a cassetta montati sotto i lavabi e le docce limitano la temperatura erogata a 38-43 °C per proteggere gli utenti. Durante la disinfezione termica, questi dispositivi impediscono il raggiungimento della temperatura letale per Legionella nei rami terminali. Vai a rivedere la <a href='/normative'>normativa vigente sui miscelatori</a> e valuta la sostituzione temporanea o il bypass sotto supervisione tecnica.
Confronto tra i due metodi
- Iperclorazione shock: più rapida (2-4 ore), efficace anche sui rami terminali con miscelatori, non richiede variazioni impiantistiche. Contro: potenziale danno ai materiali (cloro attacca certi elastomeri e metalli), residuo da rimuovere con flussaggio lungo, odore temporaneo all'acqua.
- Disinfezione termica: nessun residuo chimico, compatibile con tutti i materiali, indicata dove il cloro è controindicato. Contro: richiede più tempo (ore per impianti estesi), inefficace sui punti protetti da miscelatori termostatici fissi, rischio scottature per gli operatori.
- Casi in cui preferire l'iperclorazione: strutture con rete estesa, presenza di miscelatori non bypassabili, urgenza post-positività.
- Casi in cui preferire la disinfezione termica: riapertura stagionale, impianti con materiali sensibili al cloro, strutture dove si vuole evitare qualsiasi residuo chimico.
- Possono essere combinati: disinfezione termica sul tronco principale + iperclorazione localizzata sui rami terminali problematici.
Sicurezza degli operatori
- Iperclorazione: guanti in nitrile o neoprene, occhiali protettivi, maschera FFP2 per la preparazione della soluzione, abbigliamento protettivo. Tenere il kit antideversamento e lavaggio oculare a portata di mano.
- Disinfezione termica: guanti in gomma spessa, manicotto protettivo, occhiali (rischio schizzi). Mantenere distanza dal getto: non avvicinarsi al rubinetto quando si apre la prima volta a 70-80 °C.
- Entrambi i metodi: in strutture abitate (hotel, RSA), posizionare cartelli ben visibili e bloccare fisicamente l'accesso ai bagni durante l'intervento.
- In strutture sanitarie (RSA, ospedali): coordinare con l'infermeria e il medico di struttura la sospensione del servizio idrico e le misure alternative per gli utenti.
Verifica dell'efficacia: campionamento post-intervento
Nessuna bonifica può essere considerata conclusa senza campionamenti di verifica. Le linee guida 2015 indicano che il campionamento post-bonifica deve essere eseguito dopo un periodo di stabilizzazione dell'impianto (tipicamente 48-72 ore dopo il ripristino del servizio normale), non immediatamente dopo l'intervento.
- Attendere 48-72 ore dalla fine del flussaggio e ripristino del servizio normale prima di campionare.
- Campionare gli stessi punti che avevano mostrato positività, più almeno 2 punti di controllo.
- Se il campionamento post-intervento è negativo, il servizio può riprendere normalmente.
- Se il campionamento post-intervento è ancora positivo: ripetere la bonifica o valutare la sostituzione dei componenti più critici (bollitori, serbatoi, tratti di tubazione).
- Programmare un secondo campionamento di sorveglianza a 30-60 giorni per verificare la stabilità del risultato.
Documentazione obbligatoria dell'intervento
Ogni bonifica deve essere documentata per intero nel registro dei controlli e in un verbale di intervento separato. La documentazione è sia un obbligo normativo sia una tutela legale per il responsabile della struttura.
- Verbale di intervento: data, motivazione (esito analitico o riapertura), metodo utilizzato, operatori coinvolti, concentrazioni/temperature applicate, durata, punti trattati.
- Misurazioni durante l'intervento: concentrazione cloro ai punti terminali (iperclorazione) o temperatura ai punti terminali (termica) con firma dell'operatore.
- Referto laboratorio post-intervento allegato al verbale.
- Comunicazione all'ASL se la bonifica è stata attivata da positività rilevante (>10.000 cfu/L o caso clinico associato).
- Aggiornamento del DVR se la bonifica rivela criticità strutturali dell'impianto.
Checklist operativa bonifica
- Checklist
- Motivazione della bonifica documentata (esito analitico, riapertura stagionale, altro)
- Utenti informati e accesso ai punti d'uso bloccato durante l'intervento
- DPI operatori pronti: guanti, occhiali, maschera (iperclorazione) o guanti antiustione (termica)
- Materiale tecnico disponibile: cloro-metro o cartine (iperclorazione), termometro a contatto (termica)
- Concentrazione cloro target raggiunta ai punti terminali e documentata
- Oppure: temperatura ≥70 °C mantenuta 30 min ai punti terminali e documentata
- Tempo di contatto rispettato
- Flussaggio finale completato (cloro residuo <1 ppm o temperatura normalizzata)
- Verbale di intervento redatto e firmato
- Campionamento di verifica programmato a 48-72 ore
- Servizio non ripristinato per utenti vulnerabili prima del risultato del campionamento
- Comunicazione all'ASL se prevista
- Registro controlli aggiornato
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Contatta il laboratorio per una consulenza tecnicaDomande frequenti
- Devo avvisare l'ASL prima di fare una bonifica?
- La comunicazione preventiva all'ASL non è obbligatoria per le bonifiche programmate (pre-apertura stagionale, mantenimento del piano). È invece obbligatoria o fortemente raccomandata quando la bonifica è attivata da una positività rilevante (>10.000 cfu/L o caso clinico associato). Verifica le disposizioni regionali: alcune regioni impongono comunicazione anche per positività intermedie.
- Posso usare candeggina commerciale per l'iperclorazione?
- La candeggina commerciale (ipoclorito di sodio al 3-5%) può essere utilizzata ma richiede dosaggi maggiori rispetto al prodotto tecnico concentrato (10-15%). La concentrazione del principio attivo deve essere verificata sul prodotto specifico: candeggine di marche diverse hanno concentrazioni diverse. Per un intervento strutturato su impianti complessi è preferibile l'ipoclorito tecnico con titolo certificato.
- Quanto dura una bonifica tipica?
- Un'iperclorazione shock su un impianto medio richiede 4-8 ore totali (preparazione, tempo di contatto, flussaggio). Una disinfezione termica su un impianto con molti punti d'uso può richiedere 6-12 ore o più. Su grandi strutture (hotel con 100+ camere, RSA multi-piano) si pianifica su più giorni per garantire copertura completa.
- Dopo la bonifica il cloro resta nell'acqua? È pericoloso?
- Il flussaggio post-iperclorazione porta il cloro residuo a livelli normali (<0,5 mg/L), compatibili con l'uso idrosanitario. L'acqua è sicura per uso umano quando il cloro residuo è entro i limiti del D.Lgs. 18/2023. Se si sente ancora odore intenso di cloro, il flussaggio non è stato completato: continuare.
- La bonifica deve essere ripetuta ogni anno?
- La bonifica straordinaria si esegue quando indicato (positività, riapertura dopo inattività prolungata, nuovi tratti di impianto). Non è una procedura annuale di routine: le attività di prevenzione ordinarie (mantenimento temperature, flussaggi regolari, disinfezione continuativa) sono il presidio principale. Una struttura ben gestita non dovrebbe aver bisogno di bonifiche straordinarie frequenti.
- Cosa fare se dopo una doppia bonifica l'impianto è ancora positivo?
- Una positività persistente dopo due bonifiche indica un problema strutturale dell'impianto: serbatoi con incrostazioni o biofilm consolidato, rami morti non eliminabili, materiali incompatibili, zone inaccessibili alla disinfezione. In questi casi è necessaria una revisione impiantistica (sostituzione di componenti critici, eliminazione dei rami morti) oltre alla bonifica chimica/termica. Consulta un tecnico idraulico specializzato e aggiorna il DVR.