Quando si parla di reti idriche a rischio legionella, l'attenzione si concentra quasi sempre su acqua sanitaria, torri evaporative e UTA. Eppure in molti edifici esiste un secondo circuito, parallelo e dimenticato, che condivide gli stessi punti deboli: la rete antincendio. Naspi, idranti UNI 45 e UNI 70, sprinkler, colonne montanti a umido restano fermi per mesi o anni, con acqua a temperatura ambiente, biofilm in crescita libera e nessun ricambio. È un terreno di coltura quasi perfetto.
Perché la rete antincendio è un punto cieco
La rete antincendio nasce per garantire portata e pressione in emergenza, non per essere mantenuta igienicamente. La progettazione privilegia la ridondanza dei rami, la presenza di colonne montanti permanentemente in pressione e la capacità di alimentare lance per ore senza interruzione. Tutto questo si traduce, in condizioni normali, in centinaia di metri di tubazione ferma, riempita di acqua tecnica, spesso senza alcun trattamento e con temperature comprese tra 15 e 30 °C: l'intervallo che la legionella ama di più.
I punti critici di una rete idranti
- Naspi e idranti interni mai utilizzati per anni: la prima manovra rilascia acqua stagnante in forma di aerosol.
- Colonne montanti a umido senza ricircolo: temperatura uniforme tra i piani, biofilm su tutta la verticale.
- Serbatoi di riserva idrica antincendio: volumi imponenti, scarso ricambio, accesso ispettivo difficoltoso.
- Sprinkler a umido nei controsoffitti: ramificazioni cieche con acqua immobilizzata sopra le testine.
- Attacchi VV.F. esterni: bypass e tratti terminali che restano carichi e mai svuotati.
Test obbligatori e occasione di rischio
La UNI 671-3, la UNI 10779 e la UNI EN 12845 prescrivono verifiche periodiche di funzionalità e prove di portata su idranti e sprinkler. Sono interventi obbligatori che, paradossalmente, costituiscono il momento di massima esposizione: aprire un naspo fermo da mesi significa scaricare in pochi secondi l'acqua più contaminata della rete. Per questo le linee guida regionali più recenti raccomandano di abbinare alla prova di portata uno scarico controllato preliminare e un campionamento per Legionella spp.
Vedi anche:Manutenzione preventiva e temperature di ricircolo
Procedura sicura di test e flussaggio
- Verifica che l'area sia libera da persone non strettamente necessarie alla prova.
- Operatori dotati di mascherina FFP3 e occhiali, in particolare per test interni in ambienti chiusi.
- Scarico iniziale in tubazione flessibile diretta a vasca o pozzetto, senza spruzzo.
- Solo dopo il flussaggio preliminare si esegue la prova di portata a regime.
- Campionamento microbiologico almeno una volta l'anno su un punto rappresentativo per piano o per zona.
- Registrazione di data, esito, operatore, valori di pressione e portata nel registro antincendio.
Quando serve un intervento strutturale
Se i campionamenti restituiscono cariche elevate o si riscontrano episodi di odori e colorazioni anomale, le opzioni vanno oltre il semplice flussaggio. Le bonifiche più frequenti sui circuiti antincendio prevedono iperclorazione shock a 50 mg/L per almeno cinque ore con isolamento dell'attacco autoclave, oppure trattamento con biossido di cloro. Sui serbatoi di riserva si interviene con svuotamento, pulizia meccanica, asportazione dei sedimenti e ricarica con acqua trattata.
Vedi anche:Sanificazione: shock termico, iperclorazione o perossido?
Responsabilità e documentazione
La responsabilità della rete antincendio è in capo al datore di lavoro e al responsabile del servizio prevenzione e protezione. Sul piano legionella, la rete antincendio rientra nel campo di applicazione della valutazione del rischio biologico: va censita, mappata e inserita nel piano di autocontrollo come qualsiasi altro circuito idrico aerosol-generante. L'assenza di questa voce nel DVR è una delle non conformità più ricorrenti negli audit ASL.
Vedi anche:Audit ASL: la documentazione minima
“La rete antincendio è progettata per salvare vite in emergenza, ma una manutenzione superficiale può trasformarla in una sorgente di rischio biologico cronico. Il punto non è eliminarla, è gestirla.”
Domande frequenti
La rete antincendio va inclusa nel piano di autocontrollo legionella?
Sì. È un circuito idrico interno con potenziale aerosol-generante durante le prove. Va censita, valutata nel risk assessment e inserita nel registro come asset critico.
Con quale frequenza è opportuno campionare la rete idranti?
La buona prassi è un campionamento annuale su punto rappresentativo per zona, raddoppiato in caso di pregressi superamenti o di rete con oltre un anno senza utilizzo.
Si può sostituire una rete a umido con una rete a secco per ridurre il rischio?
Tecnicamente sì, ma richiede valutazioni di progetto, autorizzazioni e adeguamenti VV.F. È una soluzione percorribile in nuove installazioni, raramente in retrofit.
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