Il 7 maggio 2015 la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome ha approvato il documento «Linee guida per la prevenzione e il controllo della legionellosi». Da quel momento il testo è diventato il riferimento operativo per tutti i soggetti che gestiscono impianti idrici a uso collettivo: strutture ricettive, sanitarie, sportive, condominiali e produttive. A oltre dieci anni di distanza le indicazioni restano in larga misura vigenti, ma la prassi applicativa si è evoluta in modo significativo, soprattutto su valutazione del rischio, frequenze di campionamento e gestione delle non conformità.
Cosa prevede l'Accordo del 7 maggio 2015
Il documento del 2015 introduce un approccio orientato al rischio: ogni gestore di impianto idrico deve nominare un responsabile, redigere una valutazione del rischio legionellosi, definire un piano di controllo proporzionato e tenere un registro degli interventi. Sostituisce di fatto la logica del «campionamento periodico per obbligo» con quella della «sorveglianza continua basata su evidenze».
- Nomina del responsabile del piano di prevenzione e controllo (di norma il datore di lavoro o un suo delegato).
- Documento di valutazione del rischio legionellosi, parte integrante del DVR aziendale.
- Piano di autocontrollo con punti di prelievo, frequenze, parametri chimico-fisici e azioni correttive.
- Registro degli interventi tecnici, sanitari e dei campionamenti, conservato per almeno cinque anni.
- Procedure di gestione delle non conformità con soglie di intervento differenziate.
La valutazione del rischio: il vero cuore del sistema
Il punto più delicato delle linee guida 2015 è la valutazione del rischio. Non è un modulo da compilare, ma un'analisi tecnica che deve fotografare l'impianto reale, individuare i punti critici (accumuli, rami morti, miscelatori non utilizzati, scambiatori, torri evaporative) e attribuire un livello di rischio a ogni nodo. Da questa valutazione discendono frequenze di campionamento, scelta dei punti e priorità di bonifica. Una valutazione superficiale rende inefficace anche il miglior protocollo analitico.
Vedi anche:Settore Hotel e B&B: criticità ricorrentiSettore RSA e Cliniche
“La valutazione del rischio legionella non è un adempimento formale: è lo strumento con cui il gestore dimostra di conoscere il proprio impianto e di averne il controllo.”
Cosa è cambiato nella pratica dal 2015 a oggi
Sul piano formale il testo del 2015 non è stato sostituito, ma diverse Regioni hanno emanato linee di indirizzo integrative: Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana e Veneto hanno specificato soglie, frequenze e modalità di notifica più stringenti per strutture sanitarie e ricettive. In parallelo, l'ISS ha aggiornato i rapporti tecnici di riferimento per la ricerca di Legionella spp. con la norma UNI EN ISO 11731:2017, oggi standard analitico applicato dai laboratori accreditati.
- Maggior peso della componente «manutenzione preventiva» rispetto al solo campionamento.
- Crescente attenzione delle ASL ai registri di temperatura della rete acqua calda.
- Richiesta esplicita, in molte regioni, di un piano di autocontrollo annuale documentato.
- Integrazione delle procedure legionella nel Sistema di Gestione della Sicurezza (D.lgs. 81/2008).
Le soglie di azione previste dalle linee guida
Le linee guida 2015 indicano tre soglie operative per strutture non sanitarie, espresse in UFC/L (unità formanti colonia per litro): sotto 1.000 UFC/L è richiesto monitoraggio ordinario; tra 1.000 e 10.000 UFC/L è necessario rivalutare le misure di controllo e ripetere il campionamento; sopra 10.000 UFC/L si attivano bonifiche immediate. Per le strutture sanitarie le soglie sono più restrittive, fino al «punto zero» nei reparti a rischio (oncologici, trapianti, terapia intensiva).
Responsabilità in caso di mancata applicazione
L'assenza di un piano di autocontrollo o di una valutazione del rischio configura, in caso di evento sanitario, una responsabilità diretta del gestore. Le linee guida costituiscono regola di buona tecnica: la giurisprudenza le ha richiamate ripetutamente come parametro di valutazione della colpa in casi di legionellosi nosocomiale o turistica. Per hotel, RSA e gestori di torri evaporative la documentazione è il primo elemento richiesto in caso di indagine epidemiologica.
Vedi anche:Audit ASL: cosa richiede l'ispettore
Come impostare oggi un piano conforme
- Mappa l'impianto idrico: schema isometrico, accumuli, rami morti, miscelatori, torri.
- Redigi la valutazione del rischio con un tecnico competente in materia.
- Definisci il piano di autocontrollo (punti, frequenze, parametri, responsabili).
- Pianifica almeno due campionamenti l'anno per impianti standard; di più per strutture sanitarie e ricettive ad alto turnover.
- Conserva referti, registri di temperatura e interventi manutentivi per almeno cinque anni.
- Aggiorna il piano dopo ogni modifica impiantistica significativa o evento di non conformità.
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