In questo articolo
- 01Perché gli ospedali sono ad alto rischio
- 02Il quadro normativo per le strutture sanitarie
- 03Accordo Stato-Regioni 7 maggio 2015
- 04D.Lgs 81/2008 — Rischio biologico
- 05D.Lgs 18/2023 — Acque per uso umano
- 06Struttura del Piano di Controllo Legionella per ospedali
- 071. Descrizione dell'impianto e mappatura
- 082. Valutazione del rischio per reparto
- 093. Piano di campionamento
- 104. Misure di prevenzione e manutenzione programmata
- 115. Procedure di emergenza e bonifica
- 12Checklist operativa per il responsabile dell'impianto
- 13Checklist settimanale
- 14Checklist mensile
- 15Checklist semestrale
- 16Checklist annuale
- 17Responsabilità e figure coinvolte
- 18Domande frequenti (FAQ)
- 19Con quale frequenza bisogna campionare l'acqua in ospedale?
- 20Cosa fare se un paziente sviluppa legionellosi durante il ricovero?
- 21Il piano di controllo legionella è obbligatorio per tutti gli ospedali?
- 22È necessario affidarsi a un laboratorio esterno per i campionamenti?
- 23Quanto costa implementare un piano di controllo legionella in ospedale?
- 24Conclusioni
Le strutture ospedaliere rappresentano l'ambiente ad alto rischio per eccellenza per quanto riguarda la legionellosi. I pazienti ricoverati — spesso anziani, immunodepressi o affetti da patologie croniche — sono i soggetti più vulnerabili alla Legionella pneumophila, con tassi di mortalità che in certi contesti superano il 30%. Per questo motivo la normativa italiana impone agli ospedali obblighi specifici e più stringenti rispetto ad altre categorie di strutture.
TL;DR — Risposta in 70 parole
Gli ospedali devono disporre di un Piano di Controllo della Legionella formalizzato, con soglie di intervento più basse (≥ 1.000 UFC/L) rispetto ad altre strutture, campionamenti semestrali obbligatori, e protocolli di bonifica immediata in caso di positività. Il piano deve coprire tutti i reparti, con attenzione speciale a terapia intensiva, oncologia, trapianti e dialisi. La responsabilità è in capo alla direzione sanitaria e al datore di lavoro.
Perché gli ospedali sono ad alto rischio #
Gli impianti idrosanitari degli ospedali presentano caratteristiche che favoriscono la proliferazione di Legionella:
- Complessità degli impianti: reti idriche estese con centinaia di punti di utilizzo, serbatoi di accumulo, ricircolo ACS
- Intermittenza d'uso: alcuni reparti o camere possono rimanere inutilizzati per periodi prolungati, favorendo la stagnazione
- Temperature critiche: l'acqua calda sanitaria spesso non raggiunge i 50 °C in tutti i punti terminali per esigenze di sicurezza antiscottatura (specialmente nei reparti pediatrici e geriatrici)
- Presenza di dispositivi a rischio specifico: nebulizzatori, umidificatori, vasche idroterapia, apparecchiature di reidratazione
- Utenti estremamente vulnerabili: immunocompromessi, pazienti in terapia corticosteroidea, trapiantati, dializzati, neonati prematuri
Il quadro normativo per le strutture sanitarie #
Accordo Stato-Regioni 7 maggio 2015 #
L'Accordo Stato-Regioni 2015 dedica una sezione specifica alle strutture sanitarie (Sezione 5) e stabilisce:
- Soglia di intervento: ≥ 1.000 UFC/L (contro le 10.000 UFC/L per le strutture ricettive)
- Soglia di allerta: ≥ 100 UFC/L per i reparti ad alto rischio (UTI, trapianti, oncologia, dialisi)
- Piano di controllo: obbligatorio, formalizzato per iscritto, aggiornato almeno annualmente
- Campionamenti: almeno semestrali (più frequenti nei reparti ad alto rischio)
- Notifica: obbligo di segnalazione all'ASL/ATS competente in caso di caso accertato di legionellosi nosocomiale
D.Lgs 81/2008 — Rischio biologico #
Per il personale sanitario, la Legionella è classificata come agente biologico del Gruppo 2 (D.Lgs 81/08, Allegato XLVI). La struttura ospedaliera deve quindi:
- inserire la legionella nel DVR aziendale
- adottare misure di prevenzione per i lavoratori esposti (es. manutentori, tecnici degli impianti)
- formare il personale sui rischi e sulle procedure operative
D.Lgs 18/2023 — Acque per uso umano #
Il D.Lgs 18/2023 include esplicitamente gli ospedali tra i "sistemi di distribuzione idrica interni prioritari", imponendo:
- Valutazione del rischio degli impianti interni con approccio Water Safety Plan
- Monitoraggio periodico secondo frequenze definite in base al profilo di rischio
- Registrazione e documentazione di tutte le attività di controllo
- Coinvolgimento dell'Autorità Sanitaria Locale nella definizione delle misure
Struttura del Piano di Controllo Legionella per ospedali #
Un Piano di Controllo conforme alla normativa deve articolarsi nelle seguenti sezioni:
1. Descrizione dell'impianto e mappatura #
- Schema planimetrico aggiornato della rete idrica (AFS, ACS, ricircolo)
- Elenco di tutti i punti di utilizzo per reparto (docce, lavabi, vasche, terminali speciali)
- Identificazione dei punti critici (serbatoi, bollitori, riduttori di pressione, addolcitori, filtri)
- Scheda tecnica degli impianti di trattamento dell'acqua esistenti
2. Valutazione del rischio per reparto #
Ogni reparto deve essere classificato in base al livello di rischio degli utenti:
| Livello di Rischio | Reparti | Soglia di allerta |
|---|---|---|
| Rischio Critico | UTI/Rianimazione, Trapianti, Onco-Ematologia, Dialisi, Neonatologia | ≥ 100 UFC/L |
| Rischio Alto | Oncologia, Geriatria, Malattie infettive, Immunologia | ≥ 500 UFC/L |
| Rischio Medio | Chirurgia, Medicina interna, Ostetricia | ≥ 1.000 UFC/L |
| Rischio Standard | Ambulatori, uffici, aree comuni | ≥ 1.000 UFC/L |
3. Piano di campionamento #
Il piano di campionamento deve specificare per ciascun punto:
- Frequenza: semestrale come minimo; trimestrale per reparti a rischio critico
- Metodo: UNI EN ISO 11731:2017 (coltura) — obbligatorio; PCR quantitativa come metodo complementare
- Tipo di campione: acqua calda (> 45 °C prelevata dopo 2 min di scorrimento), acqua fredda, biofilm su tamponi
- Responsabile del prelievo: personale formato o laboratorio accreditato esterno
4. Misure di prevenzione e manutenzione programmata #
Controllo termico #
- ACS: mantenere ≥ 55 °C alla distribuzione e ≥ 50 °C in tutti i punti di utilizzo
- AFS: mantenere < 20 °C (o il più fredda possibile)
- Bollitori: programmare cicli di pastorizzazione termica a ≥ 70 °C per almeno 1 ora, almeno mensilmente
Manutenzione degli impianti #
- Spurgo periodico dei tratti morti e dei punti di utilizzo poco frequentati (almeno settimanale)
- Ispezione e pulizia semestrale dei serbatoi di accumulo
- Sostituzione periodica dei filtri aeratori (almeno annuale, più frequente nei reparti critici)
- Verifica e calibrazione dei dosatori di biocida (dove presenti)
- Controllo regolare degli addolcitori d'acqua (fonte di rischio se non gestiti correttamente)
5. Procedure di emergenza e bonifica #
In caso di superamento delle soglie di intervento, il piano deve prevedere:
Fase 1 — Notifica e interdizione (prime 24 ore) #
- Notifica immediata alla Direzione Sanitaria e al RSPP
- Valutazione clinica dei pazienti ricoverati nei reparti interessati
- Interdizione dei punti di utilizzo positivi o della zona interessata (se possibile)
- Notifica all'ASL/ATS territorialmente competente
Fase 2 — Bonifica (entro 72 ore) #
- Scelta del metodo di bonifica in base alla situazione:
- Iperchlorazione: cloro ≥ 20 mg/L per almeno 12 ore, poi risciacquo
- Iperclorazione continua: mantenimento di cloro residuo ≥ 0,5 mg/L
- Shock termico: innalzamento a ≥ 70 °C per almeno 30 minuti in tutti i punti
- Trattamento con biossido di cloro: efficace su biofilm anche a basse concentrazioni
- Radiazione UV: efficace per acqua fredda e come misura complementare
- Registrazione dettagliata di tutti gli interventi
Fase 3 — Verifica e ritorno all'uso (dopo bonifica) #
- Ricampionamento entro 48–72 ore dalla bonifica
- Ritorno all'uso solo in caso di esito negativo o comunque sotto soglia
- Report finale con documentazione dell'intero episodio
Checklist operativa per il responsabile dell'impianto #
Checklist settimanale #
- Verifica temperatura ACS (> 55 °C all'uscita del bollitore)
- Verifica temperatura AFS (< 20 °C)
- Spurgo di tutti i punti di utilizzo inutilizzati da > 7 giorni
- Controllo visivo dei filtri aeratori (incrostazioni, biofilm)
- Verifica dosaggio biocida (se presente sistema di trattamento)
- Annotazione sul registro delle attività
Checklist mensile #
- Verifica temperatura in almeno 5 punti di utilizzo rappresentativi per reparto
- Ciclo di pastorizzazione termica del bollitore (≥ 70 °C per 1 ora)
- Controllo e manutenzione dell'addolcitore (rigenerazione, verifica sale)
- Spurgo e pulizia dei serbatoi di accumulo minori
- Verifica della planimetria aggiornata (segnalare eventuali modifiche)
- Revisione del registro delle anomalie
Checklist semestrale #
- Campionamento microbiologico completo (tutti i punti previsti dal piano)
- Ispezione e pulizia dei serbatoi di accumulo principali
- Sostituzione dei filtri aeratori in tutti i reparti
- Verifica e taratura dei sensori di temperatura
- Aggiornamento del piano di controllo (se necessario)
- Report semestrale alla Direzione Sanitaria
Checklist annuale #
- Revisione completa del Piano di Controllo Legionella
- Aggiornamento della valutazione del rischio (incluse eventuali modifiche strutturali)
- Formazione e aggiornamento del personale tecnico e sanitario coinvolto
- Audit interno del sistema di gestione del rischio legionella
- Trasmissione della documentazione all'ASL/ATS (dove richiesto)
- Verifica delle certificazioni dei laboratori di analisi utilizzati
Responsabilità e figure coinvolte #
La gestione del rischio legionella in ospedale coinvolge diverse figure con responsabilità specifiche:
| Figura | Responsabilità |
|---|---|
| Direzione Generale / Datore di Lavoro | Approvazione del piano, risorse economiche, responsabilità legale |
| Direzione Sanitaria | Supervisione clinica, notifiche sanitarie, coordinamento in emergenza |
| RSPP | Redazione/aggiornamento DVR, coordinamento delle attività preventive |
| Responsabile Tecnico Impianti | Esecuzione del piano di manutenzione, registro delle attività |
| Medico Competente | Sorveglianza sanitaria dei lavoratori esposti |
| Referente Legionella | Figura dedicata raccomandata dall'Accordo SR 2015 per strutture complesse |
| Laboratorio di Microbiologia | Campionamenti, analisi, interpretazione dei risultati |
Domande frequenti (FAQ) #
Con quale frequenza bisogna campionare l'acqua in ospedale? #
La normativa prevede campionamenti almeno semestrali come standard minimo. Per i reparti a rischio critico (UTI, trapianti, oncologia, dialisi) si raccomanda una frequenza trimestrale o anche mensile in fase di monitoraggio intensivo post-bonifica.
Cosa fare se un paziente sviluppa legionellosi durante il ricovero? #
È necessario attivare immediatamente il protocollo di emergenza: notifica all'ASL/ATS, campionamento straordinario degli impianti, valutazione degli altri pazienti potenzialmente esposti e, se necessario, bonifica. La legionellosi nosocomiale è un evento sentinella che richiede un'indagine epidemiologica formale.
Il piano di controllo legionella è obbligatorio per tutti gli ospedali? #
Sì. L'Accordo Stato-Regioni 2015 e il D.Lgs 18/2023 rendono obbligatorio il piano di controllo per tutte le strutture sanitarie, indipendentemente dalle dimensioni. La mancata adozione del piano espone la struttura a sanzioni e, in caso di eventi avversi, a responsabilità civili e penali molto gravi.
È necessario affidarsi a un laboratorio esterno per i campionamenti? #
I campionamenti devono essere eseguiti secondo la norma UNI EN ISO 11731:2017 e le analisi devono essere condotte da laboratori accreditati ACCREDIA. Molte strutture si avvalgono di laboratori esterni specializzati. Consulta la nostra pagina servizi per informazioni sui campionamenti certificati.
Quanto costa implementare un piano di controllo legionella in ospedale? #
Il costo dipende dalla dimensione della struttura, dalla complessità dell'impianto e dal livello di adeguamento necessario. Per una valutazione personalizzata, contattaci per un sopralluogo tecnico preliminare senza impegno.
Conclusioni #
Il piano di controllo legionella in ospedale non è un documento di routine: è uno strumento di protezione concreta per i pazienti più vulnerabili e per i lavoratori della struttura. Una gestione rigorosa e documentata riduce significativamente il rischio di outbreak nosocomiali, protegge la struttura da responsabilità legali e contribuisce al miglioramento della qualità delle cure.
La normativa italiana è chiara e vincolante: non dotarsi di un piano adeguato non è un'opzione.
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Ultimo aggiornamento: giugno 2026. Le informazioni contenute in questo articolo hanno carattere informativo e non sostituiscono la consulenza di un professionista qualificato per la redazione del piano di controllo specifico della struttura.
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Team 123legionella
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