La legionellosi non-pneumophila è provocata da specie come L. longbeachae, L. micdadei, L. bozemanii, L. dumoffii, responsabili di circa il 5-10% dei casi clinici complessivi e di una quota più alta nei pazienti immunocompromessi. Il test rapido dell'antigene urinario rileva solo L. pneumophila sierogruppo 1, perciò questi casi richiedono coltura su BCYE o PCR multitarget per essere diagnosticati. La sintomatologia è sovrapponibile a quella della malattia dei legionari ma la letalità nei trapiantati può superare il 30%. In Italia il numero di isolamenti ambientali di non-pneumophila è in crescita, soprattutto in reti complesse e a temperature subottimali. Esempi: isolamento di L. anisa in un sistema di acqua calda sanitaria a 48 °C; cluster nosocomiale di L. micdadei in reparto oncoematologico.
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