Cisterne, autoclavi e afa del Mar Piccolo: dove nasce il rischio nei palazzi tarantini
A differenza di molte città del Nord, dove il rischio condominiale si concentra nella centrale termica, a Taranto gran parte dei caseggiati produce l'acqua calda in modo autonomo e condivide invece un sistema di accumulo per l'acqua fredda. Serbatoi in vetroresina o lamiera esposti al sole, riserve interrate e gruppi di pressurizzazione lavorano spesso con ricambi lenti: nei mesi caldi l'acqua che dovrebbe essere fredda arriva ai rubinetti a temperature che favoriscono biofilm e proliferazione batterica.
Il Borgo umbertino e la Città Vecchia aggiungono colonne montanti in ferro zincato, rifacimenti a pezzi e alloggi chiusi da anni che lasciano tratti di tubazione fermi. Nei grandi complessi residenziali di Paolo VI e dei Tamburi le criticità ricorrenti sono invece le riserve dimensionate per molte famiglie e una manutenzione discontinua dei locali tecnici.
- temperatura dell'acqua fredda in uscita dal serbatoio nei mesi estivi
- stato interno delle cisterne: sedimenti, coperchi, sfiati e reti antinsetto
- rami morti lasciati da unità sfitte o da vecchi allacci dismessi
- bollitori comuni o pannelli solari termici con accumulo condiviso