Serbatoi di riserva e caldo prolungato: l'impianto tipo delle cucine palermitane
Le ricorrenti difficoltà di approvvigionamento hanno spinto molte strutture a dotarsi di vasche e serbatoi di riserva con autoclave. Per una cucina collettiva è una garanzia di continuità del servizio, ma se il volume è superiore ai consumi reali l'acqua ristagna, e in un locale tecnico palermitano d'estate supera facilmente i 25 °C anche sul lato freddo.
Sul lato caldo, i bollitori delle cucine vengono spesso spenti di notte o abbassati di temperatura per contenere i costi energetici: al mattino l'acqua attraversa per ore la fascia tra 25 e 45 °C, proprio quando gli addetti aprono docce di prelavaggio e lavelli. Gli spogliatoi del personale, frequenti nei seminterrati, completano il quadro.
Nelle mense dei grandi presidi ospedalieri cittadini, come il Civico o il Policlinico, la cucina può condividere con i reparti parte della rete o della produzione di acqua calda: un problema a monte si riflette anche sulla ristorazione. In questi casi il piano della mensa va coordinato con quello della direzione sanitaria, per evitare prelievi doppi e letture contrastanti degli esiti.
- Serbatoi di riserva sovradimensionati rispetto ai pasti prodotti
- Bollitori spenti di notte e riaccesi a inizio turno
- Spogliatoi in seminterrato con docce a uso discontinuo