Il test dell'antigene urinario (UAT, Urinary Antigen Test) è il metodo diagnostico di prima linea per la malattia dei legionari: rileva nelle urine il lipopolisaccaride di L. pneumophila sierogruppo 1 entro 1-3 ore dall'esecuzione. Sensibilità 70-80%, specificità >99%. Il principale limite è la specificità di sierogruppo: non rileva sierogruppi 2-16 di L. pneumophila né altre specie (L. longbeachae, L. micdadei), responsabili del 15-20% dei casi clinici.
L'antigene rimane positivo nelle urine anche per settimane dopo la guarigione, il che può complicare la correlazione temporale con l'esposizione in sede di indagine epidemiologica. Il test positivo non fornisce informazioni sul ceppo: per il matching ambientale serve la coltura dell'espettorato o del BAL con successiva tipizzazione molecolare.
È il test con cui, in Italia, viene confermata la maggior parte dei casi notificati di legionellosi, la cui segnalazione attiva la risposta epidemiologica e ambientale.
ANTIGENE URINARIO NELLA GESTIONE DELL'IMPIANTO
Per chi gestisce una struttura il test dell'antigene urinario conta per ciò che mette in moto: un esito positivo in un ospite o in un dipendente porta alla segnalazione del caso e, spesso nel giro di pochi giorni, all'indagine ambientale dell'autorità sanitaria. In quel momento servono documenti pronti, come DVR, registro di autocontrollo, temperature e ultimi rapporti di prova. Il test, però, non dice dove il paziente si è infettato e non identifica il ceppo, quindi non basta a collegare il caso a un impianto. Se un ospite rientrato da un soggiorno termale risulta positivo e l'ASL contatta la struttura, poter fornire in giornata planimetria dei punti, referti degli ultimi due anni e registro dei flussaggi semplifica molto il sopralluogo ispettivo.
Errori ed equivoci frequenti
- Leggere un antigene urinario negativo come esclusione della legionellosi: il test individua bene il sierogruppo 1 di L. pneumophila, ma può non rilevare infezioni da altri sierogruppi o specie.
- Attribuire al test la ricerca di un componente della capsula: la legionella non ha una vera capsula e l'antigene ricercato è legato al lipopolisaccaride della parete.
FAQ: ANTIGENE URINARIO
- Quanto tempo resta positivo l'antigene urinario della legionella?
- L'antigene compare nelle urine già nei primi giorni di malattia e può restare rilevabile per settimane, talvolta anche più a lungo dopo la guarigione. Questa persistenza è utile per la diagnosi tardiva, ma complica la datazione dell'infezione e rende prudente l'uso del test per monitorare la risposta alla terapia o per stabilire quando è avvenuta l'esposizione.
- L'antigene urinario positivo è sufficiente per la diagnosi di legionellosi?
- Nella maggior parte dei casi sì: in presenza di polmonite, un test dell'antigene urinario positivo è un criterio diagnostico riconosciuto e porta alla notifica. Resta comunque utile ottenere un campione respiratorio per la coltura, perché solo l'isolamento del batterio permette di confrontare il ceppo del paziente con quelli trovati negli impianti sospettati.
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