La bonifica è l'insieme delle azioni straordinarie messe in campo quando una rete idrica risulta contaminata oltre le soglie indicate dalle Linee guida. Può essere termica (shock termico con acqua a 70-80 °C ai punti distali), chimica (iperclorazione, biossido di cloro, perossido di idrogeno con argento, monoclorammina) o combinata.
La scelta della tecnica dipende da diversi fattori: materiale delle tubazioni, presenza di pazienti vulnerabili, possibilità di interrompere il servizio, entità della contaminazione. In ambito sanitario, ad esempio, lo shock termico può essere preferito per evitare residui chimici nell'acqua potabile, mentre nelle reti molto estese il trattamento chimico in continuo è più sostenibile.
Ogni bonifica deve essere documentata, verificata da nuovi campionamenti post-trattamento e seguita da un piano di mantenimento che ne consolidi i risultati. Per gli impianti idrici le Linee guida 2015 prevedono la disinfezione dell'impianto oltre 10.000 UFC/L, mentre nelle fasce 101-1.000 e 1.001-10.000 UFC/L le azioni dipendono anche dalla percentuale di campioni positivi; negli ambienti sanitari con pazienti ad alto rischio si adottano obiettivi più restrittivi.
BONIFICA NELLA GESTIONE DELL'IMPIANTO
Il gestore arriva alla bonifica quasi sempre con un referto in mano e una scadenza: riaprire un piano, rassicurare l'ASL, evitare di chiudere le docce agli ospiti. La decisione che pesa sui costi riguarda il perimetro, cioè se trattare l'intera rete o solo le colonne positive, e su questo il DVR aggiornato fa risparmiare molto. Prima di chiamare l'impresa conviene avere la mappa dei punti positivi, le temperature registrate e lo stato di accumuli e miscelatori. In un hotel di 60 camere, per dire, tre positività concentrate sulla stessa colonna montante portano a trattare solo quella colonna con shock termico, a sostituire i soffioni del ramo e a ricampionare dopo due settimane, rinviando a dopo la verifica la decisione su un trattamento in continuo per tutto l'edificio.
Errori ed equivoci frequenti
- Considerare chiusa la pratica al primo referto negativo post-trattamento: senza un secondo controllo a distanza di settimane non si sa se la colonizzazione è rientrata o solo momentaneamente ridotta.
- Scegliere la tecnica in base al prezzo dell'intervento ignorando i materiali: cloro ad alte concentrazioni e acqua a 70 °C possono danneggiare guarnizioni, tubi in plastica e scambiatori.
- Trattare l'impianto senza eliminare la causa, per esempio un ramo morto o un accumulo sotto i 60 °C, e ritrovarsi con la stessa positività alla stagione successiva.
FAQ: BONIFICA
- Quanto dura una bonifica da legionella?
- L'intervento operativo richiede da poche ore a un paio di giorni, in funzione della tecnica e dell'estensione della rete: uno shock termico su una colonna si chiude in giornata, un'iperclorazione dell'intero edificio richiede contatto, risciacquo e ripristino. A questo si aggiungono i tempi della verifica analitica, perché la coltura richiede diversi giorni prima di confermare l'esito.
- Chi deve pagare la bonifica dell'impianto idrico in condominio?
- Quando la contaminazione riguarda l'impianto centralizzato di acqua calda, la spesa rientra di norma tra quelle per la manutenzione delle parti comuni ed è ripartita secondo le tabelle millesimali o il regolamento. Gli interventi sui terminali dentro le singole unità, come soffioni e rubinetti, restano invece a carico dei proprietari. In caso di dubbio decide l'assemblea su proposta dell'amministratore.
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DALLA DEFINIZIONE ALL'INTERVENTO
Sopralluogo, valutazione del rischio, campionamento e referti accreditati ISO 11731 sul tuo impianto.