Conventi, palazzi e piani terra allagabili: impianti difficili da ripensare
Diverse strutture assistenziali di Venezia occupano ex conventi e palazzi storici di Cannaregio, Castello o Dorsoduro, adattati nel tempo a funzioni sanitarie. I vincoli di tutela impediscono spesso di rifare le tubazioni con percorsi brevi: si aggiungono tratti in vista, colonne nuove accanto a quelle dismesse e rami morti difficili da eliminare. Centrali termiche e autoclavi, quando collocate al piano terra, devono convivere con l'acqua alta e con un'umidità che non scende mai davvero.
Il lungo tragitto dell'acqua dalla terraferma ne riduce il ricambio e ne disperde il residuo di disinfettante prima che arrivi ai terminali delle stanze, specie nelle ali meno occupate. Nelle settimane di minore occupazione delle stanze, un programma scritto di flussaggi per ala compensa in parte questo limite strutturale.
Le strutture più piccole, ricavate in ville o palazzine del Lido, hanno impianti meno stratificati ma tratti finali di rete molto lunghi rispetto ai consumi. In questi edifici un prelievo sull'acqua fredda in ingresso aiuta a capire quanto temperatura e disinfettante residuo siano già compromessi prima ancora di entrare nell'impianto interno.
- Rami morti lasciati da adeguamenti in edifici vincolati
- Centrali termiche e autoclavi in piani terra esposti all'acqua alta
- Basso ricambio nelle ali con stanze non occupate