Punti chiave
- Fonte: Accordo del 16 gennaio 2003 sugli aspetti igienico-sanitari per la costruzione, la manutenzione e la vigilanza delle piscine a uso natatorio, Gazzetta Ufficiale n. 51 del 3 marzo 2003.
- È un accordo di indirizzo: le Regioni lo hanno attuato con l’Accordo interregionale del 16 dicembre 2004 e con proprie delibere o leggi, ad esempio la DGR 1092/2005 in Emilia-Romagna.
- Classifica le piscine per destinazione: pubbliche e a uso collettivo (categoria A), condominiali (categoria B), a usi speciali come cura, riabilitazione e termalismo (categoria C).
- Introduce figure obbligatorie per la gestione, tra cui il responsabile della piscina, l’addetto agli impianti tecnologici e l’assistente bagnanti.
- Distingue controlli interni del gestore, documentati in registri, e controlli esterni dell’autorità sanitaria locale.
- La ricerca di Legionella non è tra i parametri dell’acqua di vasca dell’Accordo: per docce, vasche calde e idromassaggi si applicano le Linee guida 2015 e la valutazione del rischio.
Per una piscina aperta al pubblico il quadro di base è l’Accordo Stato-Regioni del 16 gennaio 2003, attuato in ogni Regione con atti propri. L’Accordo regola acqua di vasca, impianti e personale, ma non contiene una disciplina specifica della legionella. Per docce, vasche idromassaggio e acqua calda sanitaria il riferimento sono le Linee guida nazionali del 7 maggio 2015.
Ne derivano due piani di autocontrollo da coordinare: quello della vasca, con parametri chimici e microbiologici registrati dal gestore, e quello legionella, che nasce dalla valutazione del rischio degli impianti che producono aerosol. Questa scheda descrive la norma; gli aspetti operativi e i costi sono trattati nell’articolo dedicato a piscine e SPA.
Natura giuridica e attuazione regionale
L’Accordo è stato sottoscritto in Conferenza Stato-Regioni dal Ministro della salute, dalle Regioni e dalle Province autonome di Trento e Bolzano ed è pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 51 del 3 marzo 2003. Come altri accordi di questo tipo, definisce principi comuni che diventano obbligatori per gestori e progettisti attraverso gli atti regionali.
- 16 gennaio 2003: Accordo Stato-Regioni sugli aspetti igienico-sanitari delle piscine a uso natatorio.
- 3 marzo 2003: pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale n. 51.
- 16 dicembre 2004: Accordo interregionale tra Regioni e Province autonome, la cosiddetta disciplina interregionale delle piscine, che dettaglia requisiti tecnici e gestionali.
- Dal 2005: delibere e leggi regionali di attuazione, ad esempio la DGR 1092/2005 dell’Emilia-Romagna e la DGR n. 8/2552 del 17 maggio 2006 della Lombardia.
- 7 maggio 2015: Linee guida nazionali sulla legionellosi, con indicazioni per impianti che generano aerosol, compresi idromassaggi e stabilimenti termali.
Cosa regola l’Accordo
L’Accordo classifica gli impianti in base alla destinazione e all’utenza, perché da questo dipendono requisiti e controlli. Le piscine pubbliche o private destinate a un’utenza pubblica rientrano nella categoria A, che comprende anche quelle a uso collettivo inserite in alberghi, campeggi, palestre e circoli, e gli impianti per il gioco acquatico.
- Categoria A: piscine pubbliche, piscine a uso collettivo di strutture ricettive, sportive e associative, impianti finalizzati al gioco acquatico.
- Categoria B: piscine condominiali, destinate ai soli condomini e ai loro ospiti.
- Categoria C: piscine a usi speciali, come quelle per cura, riabilitazione e termalismo, soggette anche alle norme di settore.
Per ogni impianto l’Accordo prevede requisiti dell’acqua di approvvigionamento, che deve avere caratteristiche di potabilità, requisiti dell’acqua di vasca, sistemi di trattamento e ricircolo, e figure responsabili. Il responsabile della piscina risponde della corretta gestione igienico-sanitaria; l’addetto agli impianti tecnologici cura trattamento e funzionamento; l’assistente bagnanti garantisce la sicurezza in vasca.
Controlli interni ed esterni
I controlli interni sono a carico del gestore: misure periodiche dei parametri dell’acqua di vasca, annotate in un registro, e analisi di laboratorio con la frequenza fissata dalla norma regionale. I controlli esterni spettano all’ASL o ATS, che verifica requisiti strutturali, registri e qualità dell’acqua con propri prelievi.
Approfondimento operativo su idromassaggi, piscine riscaldate, frequenze di campionamento e gestione delle positività.
Legionella in piscine e SPA: protocolli e frequenzeDove entra la legionella
Legionella si trasmette per inalazione di aerosol contaminato, non per ingestione. In un impianto natatorio i punti a rischio sono quindi quelli che nebulizzano acqua tiepida o calda: docce degli spogliatoi, vasche idromassaggio, getti e cascate, percorsi benessere con docce emozionali e bagni di vapore.
L’Accordo del 2003 non prevede la ricerca di Legionella tra i parametri dell’acqua di vasca. Le Linee guida del 7 maggio 2015, elaborate con il contributo dell’Istituto Superiore di Sanità, chiedono invece una valutazione del rischio per gli impianti che generano aerosol e dedicano indicazioni specifiche alle vasche idromassaggio e agli stabilimenti termali. Alcune norme regionali sulle piscine aggiungono controlli di Legionella per le vasche riscaldate.
- Docce degli spogliatoi: rete dell’acqua calda sanitaria, con le fasce 100, 1.000 e 10.000 UFC/L e il criterio del 20% dei campioni positivi delle Linee guida 2015.
- Vasche idromassaggio: temperatura vicina a quella corporea, getti ad alta nebulizzazione, biofilm nelle tubazioni dei getti; piano di autocontrollo dedicato.
- Vasche termali e per riabilitazione: categoria C dell’Accordo, ospiti spesso fragili, norme di settore da coordinare.
- Impianti di trattamento aria con umidificazione negli ambienti umidi: rischio aerosol da valutare insieme all’impianto idrico.
Fasce di intervento, valutazione del rischio e indicazioni per idromassaggi e stabilimenti termali.
Scheda sulle Linee guida legionellosi 2015Esempio: piscina comunale con 24 docce e una vasca idromassaggio
Esempio: una piscina comunale di categoria A ha una vasca da 25 metri, una vasca idromassaggio e due spogliatoi con 24 docce alimentate da un bollitore centralizzato con ricircolo. Il piano della vasca segue la norma regionale: misure giornaliere dei parametri chimici, analisi periodiche e registro a disposizione dell’ASL.
Il piano legionella è separato. La valutazione del rischio individua bollitore, ritorno del ricircolo, docce più lontane e circuito dei getti come punti critici. Se due docce su sei campionate risultano a 2.500 UFC/L, i punti positivi sono il 33%, oltre il 20%: le Linee guida 2015 indicano la disinfezione della rete e nuovi campioni di verifica dopo l’intervento.
Checklist documentale per il gestore
- Individuare l’atto regionale di attuazione dell’Accordo 2003 e la categoria dell’impianto.
- Nominare per iscritto responsabile della piscina e addetto agli impianti tecnologici.
- Tenere il registro dei controlli interni dell’acqua di vasca con le frequenze regionali.
- Redigere la valutazione del rischio legionella per docce, idromassaggi e ambienti umidi, distinta dal piano della vasca.
- Definire punti e frequenze di campionamento legionella e affidare le analisi a un laboratorio che applica la UNI EN ISO 11731:2017.
- Registrare temperature dell’acqua calda, pulizie dei filtri e dei circuiti dei getti, disinfezioni ed esiti.
- Per i lavoratori esposti, integrare il rischio biologico nella valutazione dei rischi ai sensi del D.Lgs. 81/2008, obbligo non delegabile del datore di lavoro in cui l’RSPP collabora.
Dalla mappa degli impianti al registro: come costruire il piano per spogliatoi, idromassaggi e aree benessere.
Piano legionella per palestre e SPA passo per passoCampionamenti su docce, vasche e impianti tecnici, con valutazione del rischio dedicata.
Analisi legionella per centri sportivi e piscine pubblicheVerifica di impianti, registri e piano di campionamento per piscine, SPA e centri benessere.
Prenota un sopralluogo tecnicoDomande frequenti
L’Accordo del 16 gennaio 2003 è direttamente obbligatorio?
L’Accordo fissa principi comuni concordati tra Stato e Regioni, ma i requisiti puntuali per gestori e progettisti derivano dagli atti con cui ciascuna Regione lo ha attuato, spesso dopo l’Accordo interregionale del 16 dicembre 2004. Per sapere quali frequenze di controllo e quali figure sono richieste occorre quindi leggere la delibera o la legge della propria Regione.
In piscina bisogna cercare la legionella nell’acqua di vasca?
L’Accordo del 2003 non inserisce Legionella tra i parametri dell’acqua di vasca. La ricerca è invece richiesta dove la valutazione del rischio individua aerosol a rischio: docce, vasche idromassaggio, getti e ambienti benessere. Alcune norme regionali prevedono controlli di Legionella per le vasche riscaldate, quindi va verificata la disciplina locale.
Una piscina condominiale rientra nell’Accordo?
Sì, le piscine condominiali sono una categoria specifica dell’Accordo, con requisiti in genere meno estesi di quelli delle piscine pubbliche. Il dettaglio dipende dalla norma regionale. Se il condominio dispone anche di docce o di una vasca idromassaggio alimentate da acqua calda, conviene includerle nella valutazione del rischio legionella dell’impianto idrico condominiale.
Chi controlla le piscine e cosa chiede?
I controlli esterni spettano all’ASL o ATS competente, che verifica requisiti strutturali, nomine delle figure responsabili, registri dei controlli interni e qualità dell’acqua con propri prelievi. In presenza di casi di legionellosi collegati alla struttura, l’autorità sanitaria avvia anche un’indagine ambientale su docce e vasche, applicando le Linee guida 2015.
VERIFICA LA TUA STRUTTURA
Traduciamo questo riferimento normativo in misure concrete: sopralluogo, DVR Legionella, piano di autocontrollo e campionamenti accreditati.
SETTORI COLLEGATI
DOVE OPERIAMO
Applichiamo questo riferimento normativo sul campo nelle principali città servite, con il supporto delle ASL/ATS competenti per territorio.